TETRAEDRO

gabriele arruzzo, jacopo casadei, umberto chiodi, lorenzo conforti, CTRLZAK, barbara de ponti, andrea luzi, fabio marullo, beatrice meoni, nero/alessandro neretti, vera portatadino, andrea salvatori, studio nucleo

A cura di Alberto Zanchetta

Suddivisa in base a tematiche e discipline artistiche, la mostra intende connotare le sale della galleria in base a riferimenti storico-culturali che si focalizzano su analogie, comparazioni e salti cronologici. Non si tratta quindi di una unica mostra, ma di una triplice esposizione basata sul concetto della frammentazione e della diversità. La modalità condivisa in ogni sala è quella del montaggio, vale a dire: scegliere e mettere insieme le opere – ossia gli strumenti dell’ingegno – per creare un insieme indivisibile che possa effettivamente definire il proprio contesto espositivo.

Nella prima sala viene ricreata una Wunderkammer che raccoglie oggetti accomunati (e accumulati) in modo compulsivo. In questo caso si tratta di una collezione estemporanea, vasta ed eterogenea, dove le opere tendono a raggiungere una saturazione visiva. Esattamente come le cinquecentesche Camere delle meraviglie, che non avevano soluzione di continuità perché non volevano porsi limiti nella catena dei possibili collegamenti, la tecnica combinatoria sancisce un tessuto connettivo tra l’arte e l’artigianato di Umberto Chiodi, Nero/Alessandro Neretti e Andrea Salvatori, così come tra l’arte e il design dei CTRLZAK e dello Studio Nucleo.

La seconda sala è ispirata al Cabinet d’Amateur, grandi e sfarzosi ambienti in cui i quadri erano esposti gli uni accanto agli altri. Risale infatti al XVIII secolo la consuetudine di appendere i dipinti a ranghi serrati, partendo dal pavimento per arrivare fino al soffitto, cornice contro cornice; metodologia che viene qui applicata alla pittura massimalista di Gabriele Arruzzo, Lorenzo Conforti e Andrea Luzi affinché scorra in parallelo (e in paragone) ai più rarefatti dipinti di Jacopo Casadei, Beatrice Meoni e Vera Portatadino. La quadreria che ne risulta irride all’ottocentesca invettiva Bête comme un peintre sfatando così l’esistenza della pittura pedestre o equestre.

La terza sala rievoca invece l’ambiente dello Studiolo, uno spazio raccolto dove potersi ritirare per meditare e per dedicarsi ai propri interessi. Codificato nel Rinascimento, lo Studiolo è un ambiente empirico e passibile di errori, proprio perché vissuto interiormente e romanticamente. Per tale motivo, la terza sala è incentrata sulla tecnica più intima e personale, il disegno, attraverso cui verranno presentati gli antefatti del collettivo Alpina fondato da Barbara De Ponti e Fabio Marullo con l’obiettivo di approfondire la “Forma primaria della mutazione” attraverso la ricerca, la raccolta e l’analisi delle informazioni intrappolate nei ghiacciai.

 

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