NEL SEGRETO DEGLI OCCHI E DELLE MANI

luigi carboni

Sabato 12 Aprile 2003 alle ore 18.30 si inaugurerà presso la nuova sede della OTTO Gallery Arte Contemporanea, via D’Azeglio 55 a Bologna, la mostra personale di Luigi Carboni; si tratta del terzo appuntamento dell’artista marchigiano con la galleria OTTO, dopo la personale del 1998 e la mostra a due con Emil Lukas dell’ottobre 2000. Per l’occasione viene pubblicato una catalogo che raccoglie l’intero corpus del lavoro dell’artista, dal 1985 fino alle ultime tele esposte per la prima volta in questa sede; la monografia comprenderà inoltre un’antologia dei testi critici che negli anni sono stati dedicati alla sua opera.

Carboni fa parte di una generazione di artisti che ha saputo riscoprire il piacere della pittura e della manualità; il suo lavoro si articola su un doppio codice di cosmopolitismo e ricercata individualità radicato da un lato sul valore fondante del viaggio, di cui si arricchisce senza sosta, dall’altro, dalla scelta – altrettanto determinante – di vivere a Pesaro, lontano dai principali centri di diffusione del linguaggio visivo. “Nelle Grandi città manca la spiritualità necessaria per lavorare, mentre passare alcuni mesi segregati in una piccola città, ai confini dell’impero artistico, salvaguardia la propria autonomia e controlla l’ansia dell’omologazione”.

Nei quadri di Carboni emergono suggestioni personalissime; l’estrema perizia tecnica non cede mai il passo alla sovrabbondanza decorativa ma si compone in partiture di estremo rigore formale; la sua opera non tende mai a ridursi, non cerca la sterilizzazione, non opta per una strategia della sparizione, anzi compete ancora con quella testimonianza che un tempo la rendeva atta ad irradiare sovranità. Opere di grande dimensione costituite da fitte ragnatele di segni naturalistici ed arabeschi infiniti, dove il segno incide la superficie della tela fino al limite dell’impenetrabilità. “Il segno passa, costruisce le forme, senza legarsi ad alcune di esse, con distaccata continuità, regolando i meccanismi compositivi, le vibrazioni sottili, in una consapevole assenza di protagonismo”.

Carboni è uno di quegli artisti che continuamente ci costringono a spostare la bellezza al centro dei nostri pensieri sull’arte: in questa mostra presenta un’installazione sul tema del “giardino”, poetico luogo della felicità, isola felice fuori del tempo e insieme archetipo dell’utopia, assimilabile al giardino/labirinto; le “mappe”, che periodicamente affiorano nella sua poetica, questa volta non riescono a celare un’amarezza di fondo, un senso di precarietà che ci attanaglia tutti: “noi siamo il mondo, altri decidono come farlo andare. Ed è difficile togliersi dalla testa che i bersagli con cui Carboni inquadra nazioni e Stati non siano, questa volta, veri”.

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