ART IS THE BETTER LIFE

urs lüthi

Dopo Nothing to hide del 2010, Urs Lüthi torna nelle sale espositive della OTTO Gallery con la mostra personale Art is the Better Life. Noto per una ricerca che si sviluppa da decenni tra coerenza e innovazione, Urs Lüthi è uno dei protagonisti indiscussi dell’indagine visiva contemporanea dalla fine degli anni sessanta a oggi. Ogni suo lavoro nasce da riflessioni che si originano dal proprio vissuto e che toccano temi universali che riguardano l’uomo: l’artista è infatti colui che fa esperienza del mondo, la voce narrante delle opere, l’unità di misura di ogni suo progetto. L’obiettivo è quello di mettersi in campo in prima persona per sperimentarsi come filtro e restituire per immagini alcune delle tensioni e delle dinamiche che attraversano gli individui e l’umanità. Negli anni Lüthi ha indagato questo complesso e stratificato terreno analizzando concetti e dinamiche di ogni tipo, toccando temi legati all’identità di genere, all’immagine di sé nella prospettiva del cambiamento, alle possibilità del proprio essere nel mondo, alla fragilità dell’esistenza: nel farlo ha scelto soluzioni e meccanismi visivi, estetici e performativi sempre nuovi.
Per la OTTO Gallery – che quest’anno lo ha presentato anche ad Artissima con un progetto espositivo inedito dalla serie Lost Direction (2016) – Lüthi ha messo a punto un percorso appositamente pensato per gli spazi di via D’Azeglio che gioca di rimandi con le opere mostrate a Torino. Da sempre interessato al tema della labilità della vita, in questa occasione si sofferma in maniera precisa sul concetto di partenza: l’artista è sempre presente nelle opere, ma nelle grandi fotografie in bianco e nero si ritrae di spalle. A guardare lo spettatore non sono più i suoi occhi ma quelli della bambina che porta in braccio, simbolo della vita che è appena cominciata e di uno sguardo proiettato verso il futuro di un universo, quello contemporaneo, in cui però sembra prevalere un profondo senso di desolazione. Le opere della serie Brachland con il loro cupo panorama, e le sculture della serie Lost Direction, in cui il corpo dell’artista si fraziona e si contorce trasformandosi in un oggetto – un vero e proprio ready made attraverso i concetti di residuo e di rimanenza aggiungono ulteriore tensione a questo sguardo sulla precarietà dell’esistenza.L’arte, grazie alla sua capacità di trasportare l’esperienza individuale su un piano universale, e grazie al filtro della sottile ironia che da sempre accompagna il suo fare, è per Lüthi lo strumento migliore per mettersi in gioco su temi così delicati e controversi: ecco perché quindi per lui vale sempre il principio per cui Art is the better life.


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